Essere preparati e imparare dal passato

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Le estati che mi ricordo meglio sono sicuramente quelle più recenti. È normale che più vado indietro nei ricordi, meno riesca ad avere immagini e sensazioni nitide. Tuttavia, un aspetto mi pare chiaro: più vado indietro negli anni, meno le estati mi sembrano faticose. Nella mia memoria, il periodo che va orientativamente da maggio ad ottobre mi sembra sia costellato da avvenimenti meteorologicamente catastrofici capaci di rendere la vita mia e delle persone che mi circondano piuttosto impegnativa se non proprio faticosa. Voglio consentire a questa sensazione tutte le attenuanti legate al sensazionalismo giornalistico e dei social media, capaci di gonfiare notizie fasulle e camuffarle per vere, ma vorrei anche stare il più lontano possibile dai luoghi comuni secondo cui ha sempre fatto caldo d’estate – ça va sans dire – e provare a ragionare su cosa stia succedendo al nostro emisfero per essere preparato al futuro.

Siamo nel pieno dell’estate nel 2023 (emisfero Nord), e in Italia abbiamo già vissuto diversi eventi meteorologici estremi. Siccità che imperversa da anni su pianura Padana contro umidità e pioggia frequente in diverse regioni del Sud, temperature relativamente alte tra gennaio e febbraio nell’Europa centrale, comprese le regioni del Nord e Nord-Est in Italia. Alluvioni tripli in poche settimane tra Emilia-Romagna e nord-Marche. Anticiclone africano con temperature torride che spazza via il più mite e umido anticiclone delle Azzorre portando le temperature a livelli record in diverse regioni. Grandinate triple e quadruple con “chicchi” dalle dimensioni di agrumi. Incendi estesi e distruttivi con relativi sfollati e distruzione ambientale.

Nell’estate 2022, invece, ricordo particolarmente i 35 e più gradi giornalieri da metà maggio fino a metà agosto in Campania. Nonché gli incendi che, nonostante in calo rispetto all’anno precedente, hanno distrutto interi ecosistemi forestali. Ma, soprattutto, ricordo il raggiungimento dell’apice della siccità più grave che abbia mai conosciuto. Laghi ridotti, fiumi in secca, montagne brulle. I danni di agricoltura sono stati sicuramente ingenti anche perché potevano essere calcolati. Tuttavia, la siccità e le ondate di calore africano prolungato hanno stressato considerevolmente gli ecosistemi selvatici con sofferenze e morti non necessariamente contabilizzate dai nostri strumenti.

Le estati precedenti sono state caratterizzate da altrettanti eventi meteorologici estremi. Nel 2020 ci sono state forti inondazioni ed alluvioni che hanno messo in ginocchio agricoltura e città in Veneto e Liguria. Nell’estate del 2020 le tempeste di grandine si sono alternate a gravi siccità in diverse parti del paese impattando negativamente su agricoltura, disponibilità di risorse idriche e servizi sanitari.

Nel 2021, fino a settembre, ci sono state ondate di calore significative in diverse regioni italiane. Mi ricordo il record di temperatura più alta registrata in Europa: 48,8° nei pressi di Siracusa l’undici agosto, ma anche i 27,3° di Gennaio a Messina. Diverse grandinate, trombe d’aria, allagamenti ed altri eventi meteorologici hanno non solo causato danni, ma anche morti in tutta Italia. Per maggiori informazioni sugli eventi meteorologici estremi in Italia si può consultare il rapporto annuale di Legambiente.

© Salvatore Allegra / ANADOLU AGENCY / AFP 

Mi sono chiesto cosa stiamo facendo, sia individualmente sia come comunità locali e globali, per comprendere l’estensione ed intensità di questi eventi, nonché come ci stiamo preparando per reagire e limitarne gli effetti, o magari capire cosa fare per fermare gli eventi estremi.

Partirei dall’ultimo punto, perché è semplice rispondere: non stiamo facendo nulla. O quasi.

Per quanto riguarda la comprensione di questi eventi, bisogna innanzitutto distinguere tra clima e meteo. Per meteo ci si riferisce alle condizioni meteorologiche di un preciso momento: temperatura, umidità, precipitazioni, intensità del vento, intensità dei raggi solari, concentrazione di polveri nell’aria. Le condizioni possono persistere per qualche giorno e nella meteorologia studia le variazioni giornaliere. Per quanto riguarda il clima, si tratta sia di osservazioni meteorologiche riferite all’equilibrio pluridecennale di parametri meteorologici più complessi quali atmosfera, massa d’acqua, biosfera, e criosfera di una determinata area geografica, sia di dinamiche geofisiche. Proprio per questo motivo il clima si misura anche considerando la serie di temperature medie dei territori misurata usando i dati giornalieri, mensili, ed annuali. È opportuno precisare che è inadeguato pensare ai singoli eventi meteorologici come conseguenza momentanea diretta del cambiamento climatico, ma è necessario pensare in maniera più complessa considerando anche e soprattutto frequenza, intensità, ed estensione di questi eventi se li si vuole rapportare al clima.

Di conseguenza, per comprendere la relazione tra clima (e il suo cambiamento negli ultimi 100 anni) e gli eventi meteorologici estremi che viviamo quasi giornalmente, si deve pensare al fatto che più la temperatura media è alta, più la circolazione atmosferica e marina saranno impattate e, a loro volta, genereranno scambi energetici più intensi e più frequenti. Naturalmente, la temperatura di atmosfera ed idrosfera si alza più velocemente se l’energia solare è trattenuta in misura maggiore, e questo avviene se la concentrazione di gas serra cresce, come sta avvenendo da quando l’uomo toglie carbonio dalle viscere della Terra e lo butta in atmosfera.

Per quanto riguarda una riflessione su come stiamo reagendo a questi eventi e come (e se) ci stiamo adeguando a loro, c’è tanto da dire. Per brevità, vorrei togliere di mezzo l’inflazionato riferimento a termini quali resilienza o future-proof di cui i nostri amministratori locali, nazionali, e globali continuano a riempirsi la bocca. Come ho fatto notare negli ultimi anni, forse solo una formazione politica in Italia ha messo in discussione il sistema economico di riferimento, mentre tutti gli altri hanno non solo glissato sulla questione climatica (e quella culturale, geopolitica, demografica, sanitaria, ecc.), ma si sono anche proposti come tutori della salute e integrità vitale dei bambini nazionali. Peccato, però, che ə più piccolə saranno quellə che subiranno di più l’inadeguatezza, l’incompetenza, e l’ignavia degli amministratori di oggi proprio perché non stanno facendo nulla per rendere le città dei luoghi vivibili per tutti.

Lo si vede proprio da come stiamo reagendo alle ondate di calore, di gelo, di acqua e neve, o di mancanza di queste negli ultimi anni. Infatti, si tratta di anni in cui vivere nelle nostre città diventa sempre più difficile e dispendioso. In particolare, il costo che devono sostenere le persone per riscaldarsi o raffreddarsi (per dormire, ad esempio), per spostarsi, per mangiare e curarsi, diventa sempre più proibitivo. Questo costo è ancora più insostenibile per gli italiani, che sono l’unico paese europeo a vedere un calo dei salari in valore assoluto che va aggiunto al calo in valore reale data l’inflazione galoppante post-pandemia e legata alle conseguenze del conflitto in Ucraina.

Fonte: WWF Italia

In una situazione dove i privati possono ben poco perché il benessere climatico è legato anche e soprattutto alle facoltà finanziarie dei singoli, i sistemi statali ed internazionali dovrebbero intervenire a proporre soluzioni a lungo termine. Invece, quello che vediamo ogni giorno è ulteriore consumo di suolo, ripartenza potenziata del turismo di massa e low-cost dopo il COVID, sfruttamento delle risorse di paesi poveri per sostenere il benessere termo-capitalista degli occidentali, accesso a tecnologie e strutture sostenibili solo da parte dei più facoltosi.

Quali potrebbero essere queste soluzioni? Ci sarebbe molto da dire, ma vorrei soffermarmi su pochi punti:

  1. Rendere i trasporti pubblici più affidabili, accessibili, ed efficaci. In Italia abbiamo poche grandi città con un sistema di trasporto pubblico congestionato e che diventa anno dopo anno più costoso, mentre i centri più periferici sono lasciati in totale balia del trasporto privato a combustione interna. Il trasporto privato è più inquinante, più costoso, è spesso più lento, occupa spazio dei cittadini, è più rumoroso, e per sostenerlo significa prendere risorse da paesi lontani (spesso sfruttando le popolazioni locali) per le necessità dei paesi occidentali.
  2. Dotare le strade di alberi con annesso sistema di manutenzione, drenaggio e pulizia. Una copertura arborea consistente aiuta a ridurre la temperatura di strade e palazzi, aiuta a migliorare la qualità dell’aria, fornisce servizi ecosistemici naturali all’ecosistema funzionale della città.
  3. Creare numerose zone cittadine protette dalle automobili ma accessibili a tuttə. Rendere gli spazi urbani dei luoghi di aggregazione e condivisione invece che di passaggio, contribuisce alla creazione di comunità attive pensanti invece che di masse indistinte di consumatori.
  4. Stilare un elenco su base comunale degli immobili vuoti e imporre ai proprietari di occuparli/affittarli a prezzi controllati + controllare pubblicamente i prezzi degli immobili + costruire alloggi popolari accessibili ed energeticamente accessibili. Vietare la costruzione di ulteriori palazzi/speculazioni edilizie e consumo di suolo a scopo di lucro.
  5. Individuare beni di consumo di base, necessari al sostentamento delle popolazioni locali, e produrli per quanto possibile a Km0 invece di far affidamento sul commercio internazionale. Sviluppare sistemi produttivi capaci di resistere agli eventi meteorologici estremi e continuare a fornire beni di qualità alle comunità locali.
  6. Ricostituire ambienti selvatici (aka rewilding), bonificare (nel senso di pulire dall’intervento umano) fiumi, paludi e zone umide.
  7. Costruire un sistema educativo equo e di qualità che consenta a tutti ə genitorə di lavorare senza dover far affidamento a parenti, nonnə, o babysitter a pagamento.
  8. Rendere energeticamente sostenibili gli edifici pubblici e privati senza che ə singolə cittadinə debbano spendere risorse (dato che non ne hanno).
  9. Rendere le città capaci di assorbire le enormi energie rilasciate durante gli eventi meteorologici estremi per limitare danni ad ambiente, cose, e persone.

Si tratta solo di alcuni punti sviluppati ispirandomi a pratiche già esistenti in tutto il mondo, ma che in Italia non riusciamo a mettere in pratica in maniera efficace o a slegare da logiche di profitto individuale. Sarebbe auspicabile che le comunità in Italia facessero un ragionamento del genere per imparare cosa significa vivere bene, guardando anche a come già si fa all’estero in diverse realtà. Invece di lasciarci abbindolare dall’emergenza rave, bisognerebbe imparare dal passato e prepararsi al futuro così da mettere un freno allo spopolamento del nostro paese, che si sta trasformando in Disneyland stagionale per il turismo-consumismo rapido. Tuttavia, quello che è importante capire velocemente è che il tempo che ci è rimasto è davvero poco. Perché se per “transizione ecologica” si intende continuare a produrre di più e far crescere il PIL e chiamarlo green, allora stiamo solo lasciando che ci prendano in giro su cosa è importante fare al più presto.

Una replica a “Essere preparati e imparare dal passato”

  1. Avatar Essere diversi è sempre più difficile. Farsi domande è sempre più da perdenti. Il prezzo della coscienza critica nell’era del neofascismo digitale. – 90 Secondi
    Essere diversi è sempre più difficile. Farsi domande è sempre più da perdenti. Il prezzo della coscienza critica nell’era del neofascismo digitale. – 90 Secondi

    […] pensare al futuro? Ciò che manca disperatamente è una coscienza di classe, ma su un livello alternativo a quello […]

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